Negli ultimi mesi si sta delineando uno scenario sempre più chiaro e allo stesso tempo preoccupante per il mercato delle memorie e dei semiconduttori perché, secondo diversi report internazionali tra cui quelli di Nikkei Asia e Reuters, la carenza non è più una fase temporanea legata a problemi logistici o post-pandemia ma una condizione strutturale destinata a durare ancora per molto tempo, con previsioni che indicano come nel 2027 l’industria riuscirà a soddisfare appena il 60% della domanda globale e questo squilibrio nasce dal fatto che la richiesta di chip cresce a un ritmo molto più veloce rispetto alla capacità produttiva reale, rendendo insufficiente anche l’impegno dei grandi produttori che stanno investendo miliardi per espandere gli impianti ma che devono fare i conti con tempi tecnici molto lunghi perché una nuova fabbrica richiede anni prima di diventare pienamente operativa
A cambiare radicalmente le regole del gioco è stata soprattutto l’esplosione dell’intelligenza artificiale e dei data center che oggi assorbono una quantità enorme di memorie avanzate come le HBM, molto più redditizie e strategiche rispetto a quelle destinate ai dispositivi consumer e proprio questa scelta industriale sta spostando l’equilibrio del mercato perché aziende come Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology stanno concentrando gran parte della produzione sulle esigenze dei grandi sistemi di calcolo lasciando in secondo piano smartphone, PC e altri dispositivi di uso quotidiano
Il risultato è un effetto a catena che si traduce in prezzi più alti, disponibilità più limitata e una possibile riduzione delle specifiche hardware nei prodotti consumer perché i produttori saranno costretti a ottimizzare le risorse disponibili e a contenere i costi mentre nel frattempo i nuovi impianti, che dovrebbero entrare a regime tra il 2027 e il 2028, non riusciranno comunque a colmare rapidamente il divario dato che la domanda continuerà a crescere, creando così una tensione costante tra offerta e domanda.
In questo contesto le ipotesi più pessimistiche non escludono che la situazione possa protrarsi fino al 2030, trasformando quella che un tempo era considerata una crisi ciclica in una vera e propria trasformazione strutturale del settore tecnologico globale dove il baricentro si sposta sempre più verso infrastrutture ad alte prestazioni e sempre meno verso il mercato di massa, con implicazioni importanti non solo per i prezzi ma anche per l’evoluzione futura dei dispositivi che utilizziamo ogni giorno e la possibilità di avere giacenza fisica dei dati presso le proprie strutture (sovranità digitale), importante per via del fatto che un legame troppo stretto con le cloud possono implicare anche impossibilità di accedere ai propri dati, per una qualsiasi ragione, di account, di rete, politica o logistica